Quale resa, quale fuga? (Agli amici lontani)
Cosa facciamo tutti quanti,
sparpagliati ai quattro angoli del mondo?
Rannicchiati la sera
dentro ad una camera silenziosa,
nascosti dietro ad una tenda,
guardiamo la città fuori,
curiosi e inespressivi.
Ce ne andiamo di giorno,
avvolti nei nostri pensieri,
al riparo da un paio di cuffie.
Osserviamo, interessati o annoiati,
il via vai frettoloso della strada,
il traffico apparentemente muto al semaforo,
la gente scocciata in metrò.
Cullati in lunghi momenti di vuoto,
crediamo di non esserci,
ma di vivere altrove.
Ci illudiamo, dietro alle nostre palpebre,
di scivolare invisibili come un profumo
attraverso il mondo.
Ci sentiamo integri e puri.
Ma cosa facciamo, miei cari amici,
mentre la pioggia lava l’asfalto sotto di noi,
o bagna il vetro su cui appoggiamo la fronte?
Avvertiamo, in un riflesso veloce,
l’immagine dei nostri occhi spenti
e della nostra figura che,
come per inerzia,
sta seguendo la fila.
Respiriamo profondamente,
per scacciare il pensiero
di noi spinti e costretti nel gregge,
di noi che viviamo aspettando in ordine
il prossimo traguardo previsto.
Respiriamo profondamente
e socchiudiamo gli occhi
per dimenticare tutto ciò,
ma l’aria, che entra nel nostro naso,
è il tanfo caldo e dolciastro del metrò.
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