L’insofferenza

Beveva la luce dal collo, i raggi come dita attorno alla giugulare; sopra la sua testa i rami torti di un ulivo, poteva immaginare le foglie scintillare e reagire alla luce, le sentiva impegnate a vivere a trasformare la luce in nuovo liquido d’argento.
“cammino su una sfera” pensò.

Non si ricordava perchè si fosse spinto fino là, non si ricordava perchè avesse scelto quell’albero e sembrava avere un’assenza di direzione persino nei pensieri.
Dimenticò improvvisamente gli impegni della giornata e spinto in qualche divagazione cerebrale si era seduto su quella radice, forse aveva semplicemente seguito il sole e attratto dal taglio obliquo della luce si era seduto sulla radice di quell’albero.
Ma nel pieno della sua indolenza cominciò a percepire dei movimenti inconsueti al ventre. Mosse il piede, lentamente al ritmo del lago, e scoprì che le sue dita stavano disegnando dellle forme geometriche nella terra. Il suo posteriore avvertì dei formicolii, non era più comodo e cominciò ad agitare le anche per trovare una posizione più confortevole . Si sollevò con le braccia per appoggiarsi al tronco, ma la corteccia dell’albero lo graffiava. Poi un sollettico ustionante alla mano destra, gli parve di vedere un’insieme di bestiole rosse marciare sulle sue dita provocandogli prurito e bruciore.
Raggiunse la testa come una scossa contagiosa, sentiva le zampette sul cranio, i capelli brulicare, l’erba pungeva, si grattò con forza, agitò le gambe, e inarcò la schiena, il suo corpo divenne una sequenza di onde convulse. Ora il piede scandiva un ritmo nevrotico, il cuore accelerato i polmoni dilatati da un’ansia sconosciuta.
Aveva semplicemente dimenticato il motivo per cui.

Davanti all’acqua osservava la sua immagine deformata. Inutile. le parti non coincidevano. l’Occhio sinistro slittava sopra il naso e la bocca invadeva le guance in una pietosa smorfia. Allora si afferrò il viso e tirò sperando di vedere riapparire l’immagine ricomposta.Ancora quel sorriso amorfo.
lo odiava. perchè lo fissava in quel modo?, lo avrebbe distrutto.
si piegò e affondò la mano nell’arena di vetri levigati delel spiagge del lago. Nell’acqua immobile la smorfia.
un’onda. affonderà?. Riemersa.
attese qualche istante, poi si ricordò che stringeva qualcosa nel pugno.
Lanciò la sabbia e si osservò frantumarsi.

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moodyjuliette


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