Perpignan [Contest/1didue]

Secondo contest a due. Scritto sempre sulla Saragoza-Madrid, in auto.
Il secondo svolgimento è online: http://caffeamaro.wordpress.com/2010/05/16/perpignan-contest2didue/

Il primo era stato pubblicato qui: http://caffeamaro.wordpress.com/2010/05/09/la-strada-contest-1diuno/

[Perpignan]

E’ di nuovo sera, di nuovo il mio turno di perlustrazione in Rue de la source.
Il fumo che scende dai Pirenei si incaglia tra le mura e i sassi di Perpignan. Le strette vie del centro storico si coprono di una nebbia ideale per nascondere tutto ciò che il giorno condannerebbe. Non so se sia giusto o sbagliato il mio lavoro, se abbiano ragione gli spacciatori catalani, le bande francesi o i poliziotti. Ognuno si ritrova un ruolo che non si è scelto in questa fottutissima nebbia. La morale, l’etica sono incasinate quanto l’urbanistica a Perpignan. Le vite sono come vicoli ciechi: una volta che ci sei dentro vai avanti finché ce n’è.
La mia vita è abbastanza semplice. Non ho famiglia dopo che mio padre, ufficiale della gendarmerie di Toulouse, mi ha sbattuto fuori di casa. Vivo a Perpignan dormendo di giorno mentre le borghesi impellicciate girano tra i negozi ed esco la sera quando il fumo le spaventa e le ricaccia nelle loro tane di piccoli roditori sociali.
Non ho aspirazioni rivoluzionarie, non ho grandi ideali: faccio il commerciante. Compro e vendo quello che rende di più al momento: neve. E di neve se ne usa tanta a Perpignan, talmente tanta da imbiancarci i Pirenei tutto l’anno.
La compro di notte, quando la nebbia nasconde sia me che Monsieur Remy, il capo di tutta la baracca, un ex gaullista che é impazzito quando il figlio hippie è morto per via di un acido. Da allora gli si è sciolto il cervello e lui si è convinto che la cosa giusta sia controllarla la droga, conoscerla, amarla. Io me ne fotto, di lui e della sua personalità fottuta dagli anni settanta. Compro da lui perché conviene e rivendo dove faccio i soldi.
E i soldi, quelli sicuri, li si fa tra le famiglie della borghesia, tra il teatro comunale e il municipio. Nelle vie illuminate di giorno e di notte, dove la nebbia non entra, neanche ci avessero messo le grate per bloccarla.

Stasera c’è movimento in giro, retate della polizia in provincia e qualche scaramuccia tra catalani e francesi qui nel quartiere.
“Buonasera”, mi fa Théo, un mezzo frocio della manda di Jean.
“Fottiti”, gli rispondo. Non bisogna mai dare corda alle microrivalità del cazzo.
Ho un sacco di soldi da fare stasera e un cazzo di voglia di accoltellare un cretino.
“Non ha della roba per me, Philippe?”
“Non spaccio più, ho smesso”
E’ la mia risposta per tutti, da mio padre alla pula. Anche a Dio dirò così se mi chiederà qualcosa. L’importante è salvare l’immagine, perché é su quella che la società ti giudicherà.
Théo il frocio se ne va incazzato, io prendo una strada buia e sento il profumo da pappone di Manuel, un catalano invasato che gestisce un giro di puttane slave. Una volta faceva lavorare anche Yasmina, prima che lei cominciasse a uscire con me. Poi l’ha fatta sparire.
E’ l’unico conto in sospeso che mi rimane.
Mi sorride.
Una sera ti ammazzo, stronzo.
Tieniti la tua coca intanto. Stavolta è roba buona, ma la prossima volta spera di comprarla da qualcun altro.

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Zopire


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