La strada [Contest / 1diuno]

Quello che segue è la prima parte di una gara a due organizzata sulla Zaragoza-Madrid, mentre fuori dal finestrino scorreva assolata e secca la Mancha. Seguirà il secondo svolgimento, sempre a tema “La strada” e infine un secondo contest a due, scritto sempre in auto, a tema “Perpignan”.

Le regole di questo contest sono semplici: il tema è dato e il tempo di scrittura è mezz’ora. Non ci sono altri limiti alla fantasia personale.

/ aggiornameto: il secondo svolgimento del contest “la strada” è online: http://caffeamaro.wordpress.com/2010/05/09/la-strada-contest-2diuno/

[La strada]

Undici di sera.
Sono dieci ore che corre senza quasi fermarsi. Ha fatto solo due soste e soltanto perché doveva per forza pisciare. A me, ovviamente, non ha chiesto nulla.
Ora sta masticando quelle sue schifezze con la bocca aperta mentre non si cura di rallentare. Non credevo potesse mangiare e correre così tanto contemporaneamente. Finiremo per schiantarci di sicuro.
Credo voglia superare il confine o forse soltanto essere sicuro che non lo inseguano più.
Io tengo la schiena dritta ma mi cade la testa, mi sto addormentando e sento dolori in tutto il corpo.

Sono le due del mattino.
E’ buio pesto, le luci sono pochissime e pure la luna è coperta dalle nuvole. Lui è sudato e ha gli occhi arossati. Ma non vuole fermarsi.
Gliel’ho chiesto ma non mi ha ascoltato. Allora l’ho colpito, come faccio sempre quando non mi ascolta.
Non forte, solo per richiamare la sua attenzione. Non mi ha risposto e per reazione ha accelerato.
Sto male.

E’ quasi l’alba.
Il cielo è rosa e bianco e credo sia bellissimo. Ma io non so dove siamo. Lui non mi parla, ora anche se lo colpisco non reagisce.
Continua ad andare avanti, ma nemmeno lui sa dove ci troviamo. Ne sono sicuro. Ma tanto ora ha solo lo sguardo fisso avanti e sembra impazzito. Se non fossimo partiti assieme ormai quasi un giorno fa, direi che è drogato. Non so perché lo faccia, forse mi odia.

E’ giorno.
Il sole mi da fastidio, mi brucia come sale sugli occhi. Ho visto che lui sanguina da un fianco, forse l’ho colpito troppo forte. Ma è una ferita superficiale.
Ha rallentato comunque, forse tra poco mi farà scendere. Credo stia male.

Sono sceso.
Lui si è buttato per terra, respira pesantemente. Per fortuna è arrivato vicino ad un paese, chiederò là dove sono.
Cammino barcollando e sento una nuova sensazione, come nausea. Credo sia la stanchezza.

Gli abitanti di questo paesetto del cazzo mi guardano come se fossi un pazzo. Vedo che mi additano e tutti mi schivano. Ho un gran dolore ad una gamba e ho cominciato a zoppicare. Devo riuscire a parlare con qualcuno, devo sapere dove sono e perché lui mi ha portato fin qua.
L’ho visto, è ancora disteso fuori dal villaggio. Sembra un ubriaco.  E i paesani che vanno da lui invece che aiutare me!

Mi hanno preso. La polizia del cazzo mi ha portato in cella. Non rispondono alle mie domande, mi hanno detto di stare zitto e mi hanno colpito alla pancia quando ho cercato di liberarmi.
Hanno sguardi di odio.

E’ finita, mi uccideranno ne sono certo. Ho sentito la guardia parlare con l’altra. Dicono che ho ammazzato una ragazza, che sono scappato e ho maciullato un cavallo per farmi portare più lontano.
Non hanno capito un cazzo. E’ lui che l’ha uccisa. E’ stato lui.
L’ho gridato ma non mi hanno ascoltato. Mi uccideranno.

No. Mi ucciderò io.
Così avranno il rimorso. Vivranno sapendo che un innocente si è ucciso.
Ho un coltello negli stivali, non lo hanno visto. E’ già sporco di sangue secco. Dev’essere un segno.

Ho bloccato la porta dall’interno. Se mi taglio le vene non potranno fermarmi.
Siete fottuti.

La guardia sbatte la porta.
C’è sangue ovunque.

Ma ho chiuso bene la porta.

-

Zopire


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